La modella formosa (abbiamo questa soave parola italiana invece del solito e freddo “curvy”) che ha accolto sul suo corpo e ispirato l’opera di arte su pelle, dichiara con la sua presenza intensa e stupenda che la bellezza va oltre i canoni imposti dalla cultura e dai mass media, ma sta nel profondo della nostra natura umana, se solo riusciamo a ripulire gli occhi dai preconcetti che ci sono inculcati dalla pubblicità e dalla società dei consumi con le loro mistificazioni perchè, come scriveva il poeta John Keats: “La bellezza è la verità”.
Il fascino del corpo è tale indipendentemente dalla “taglia” e induce ad ammirazione in virtù di una estetica naturale primigenia: non per nulla nel passato era venerata (nel senso vero del termine) un tipo assolutamente diverso di bellezza, che parlava di abbondanza invece che di sacrificio, di vita carnale invece che di apparenza foto-ritoccata, dalle Veneri paleolitiche alla Venere classica a quelle del Rinascimento e oltre.
Non è questa una dichiarazione di guerra alla “magrezza”, anzi, è un patto di alleanza tra i corpi tutti e la loro intrinseca bellezza: il Manifesto della Skin Art dichiara infatti che il corpo è la vittima principale delle mostruosità moderne (terrorismo, guerra industrializzata, reificazione, manipolazione genetica, sfuttamento economico…e la lista è lunga) e che dal corpo si deve ripartire per cambiare in meglio la società. Ma non da un “corpo ideale”, bensì dal corpo quale che sia: alto, basso, magro, abbondante, bianco, nero, macho, femmineo, androgino, umano o animale. Il corpo è la vita manifestata e ogni corpo deve essere considerato “sacro” e rispettato come tale nella sua intoccabilità, senza dover cercare giustificazioni nell’anima, nel valore, nella posizione sociale o nell’attinenza a concetti estetici culturali.
A volte il body painting va oltre i colori e ci parla con voce forte!

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