Sebastiano Cultrera | A questo punto il RE è nudo. Sappiamo che il giusto desiderio della cittadinanza procidana, di avere una assistenza ospedaliera e sanitaria giusta e funzionale, corre il rischio di essere definitivamente disatteso.

Infatti l’Atto Aziendale approvato dall’ASL Napoli 2 sembra andare nel senso di ribadire le linee operative e il quadro di realizzazioni previste dal Piano del dott. Polimeni, commissario regionale per la Sanità.

In realtà molti polveroni sono stati sollevati in questi mesi e facciamo fatica a districarci tra voci, sentenze, urla e grida di battaglia. L’unica cosa chiara è che la strategia politica impostata dal Consiglio Comunale di Procida (con l’unanimità di maggioranza ed opposizione) è stata, finora fallimentare.

Fatta la tara dell’alea della magistratura amministrativa (il ricorso al Tar pende ancora e potrebbe subire accelerazioni dalla “mossa” dell’ASL), possiamo affermare che, come nel gioco dell’OCA, la classe dirigente dell’isola ha beccato la casella “TORNA AL VIA” e si è costretti a ricominciare tutto da capo. Insomma è tutta una questione di dadi, forse.

Ma il lupo perde il pelo … ma non il vizio dello SCARICABARILE. Infatti il Consiglio Comunale ha licenziato un Ordine del Giorno che è, in pratica, una FOTOCOPIA di quello della primavera scorsa, paventando, alla fine, disordini per le manifestazione dei cittadini delusi. Insomma, in sostanza, la Classe Politica vorrebbe, ancora una volta, che la popolazione procidana facesse supplenza rispetto alle sue incapacità.

E vedrete che, tra poco, i vari agitatori di professione, soggetti legati a doppio filo alla politica (nei comitati e nei luoghi di aggregazione) inciteranno gli ignavi cittadini ad ulteriori agitazioni e ad altri atti pubblici collettivi di dissenso civico.

Il dissenso civico è, certamente, un diritto democratico; e nei mesi scorsi i cittadini procidani hanno, ancora una volta, mostrato un grande attaccamento alla propria isola. Le ordinate manifestazioni e le ripetute rappresentazioni mediatiche (più o meno fedeli) della Sanità dell’isola hanno sempre potuto contare della partecipazione ordinata e fattiva e della disponibilità costruttiva dei cittadini procidani.

Tutto ciò, purtroppo è stato inutile. Anche, perché, forse, era sbagliato.

A che serve mostrare alle telecamere l’Ospedale più bello del mondo, che alcuni cattivoni vogliono portare via? Mostrare Procida come Zurigo, se non fosse per Polimeni e company? Va bene per uno spot televisivo, ma una posizione del genere non è credibile, e, quindi, non è sostenibile nei tavoli seri di trattativa. Se poi ci ignorano, non lamentiamoci.

Forse questo show, prolungato e insistito per settimane su tutti i media, ha dato visibilità a qualcuno, forse è servito, in ogni caso, a fare circolare l’immagine dell’isola. Ma soprattutto era funzionale, temo, a togliere di dosso alla classe dirigente dell’isola (politici e operatori sanitari in primis) il fardello delle responsabilità (passate e presenti) di una situazione sanitaria carente già prima (e INDIPENDENTEMENTE dalla nuova riorganizzazione) e le corresponsabilità di SPRECHI non più sostenibili.

Diciamoci, tra di noi, e con serietà la verità: la SANITA’ procidana NON funzionava bene GIA’ DA PRIMA. E, come si è visto COSTAVA (e costa) tantissimo (in proporzione col numero di abitanti). Ciò pur considerando le peculiarità e le giuste esigenze di una piccola isola.

Ora, si dice, non senza argomenti, che la nuova organizzazione peggiorerebbe le cose. Può essere e, onestamente, l’aspetto poco chiaro (e che desta preoccupazioni) sembra essere quello riguardante l’emergenza e l’urgenza. Che non è cosa di poco conto. Per il resto potrebbe, addirittura delinearsi un miglioramento dei servizi, soprattutto se supportato da una (promessa) migliore efficienza organizzativa.

Non ho mai compreso perché non si è mai voluto andare a “vedere”, ad approfondire e a trattare per migliorare la proposta in atto, preferendo attestarsi sulla richiesta del “TUTTO COME PRIMA”. Ovvero, qualche dubbio ce l’ho. Se penso che la tanto rimpianta (dalla classe dirigente locale) organizzazione di prima era, evidentemente, frutto di anni di trattative e di compromessi che avevano garantito e tutelato piccoli e grandi interessi locali, pur facendo annegare tutto in PICCOLI E GRANDI SPRECHI.

Ecco: un approccio serio di una classe dirigente (e segnatamente della NUOVA amministrazione) sarebbe dovuta partire da lì: dalla consapevolezza che non è più tempo di sprechi e prebende e che una seria riorganizzazione andava gestita insieme. Ma si trattava di fare delle scelte!

Hanno preferito, invece, alzare il tiro. Tutti insieme appassionatamente: opposizione, maggioranza e addetti ai lavori. Hanno preferito urlare alla luna, nella speranza, vana, che per zittire quelle urla, qualcuno lasciasse il giocattolo così com’era, nelle loro mani.

Una flebile speranza, tuttavia, sembra fare capolino. Infatti nell’ultimo deliberato-fotocopia del Consiglio Comunale è saltato un rigo. Pare che l’opposizione abbia stilato il comunicato anche con la riproposizione della minaccia delle dimissioni del consiglio comunale, ma la maggioranza si sarebbe sfilata dalla inutile sceneggiata. Voglio sperare che non c’entri nulla un presunto attaccamento alle poltrone di comando.

E voglio credere che, finalmente, nell’amministrazione comunale, si stia facendo strada la consapevolezza che le Istituzioni NON SCAPPANO di fronte ai problemi, né li trasferiscono alla popolazione, ma li affrontano assumendosene le responsabilità.

Il fattivo assessore alla Sanita e, magari, il Sindaco dovrebbero, tuttavia, nei tavoli giusti, entrare meglio e di più nel merito della nuova riorganizzazione, valorizzando e capitalizzandone gli aspetti positivi (per le persone anziane l’ospedale di comunità può essere una risorsa, per esempio). Mantenendo alta l’attenzione sulle carenze potenziali dell’emergenza, e concentrando lì tutta la pressione politica e istituzionale dovuta.

Sarà importante inoltre essere vigili anche in fase di realizzazione del nuovo piano (spero opportunamente corretto) perché il passato ci ha insegnato che (con le lobby flegree in agguato) tra il dire e il fare…il mare fa sfaceli!

L’unica cosa che non bisogna fare è ripiombare nella demagogia.

Tanto nessuno più ci restituirà l’ospedale di Zurigo… anche perché non l’abbiamo mai avuto!

 

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