Sebastiano Cultrera – Debra Trombella è Miss Procida 2025, Alice Ziveri seconda classificata (Vivara) e Desideria Terzo terza (menzione Sorriso). Insieme ad altre cinque splendide ragazze – Raysa Asenova, Ermelinda Musumeci, Alessia Purificato, Anna Scotto e Olivia Sano – hanno animato la serata di giovedì nello scenario suggestivo del casale Principe Umberto.
L’evento è stato piacevole e ben condotto. Tiuna Notarbartolo, la scrittrice e letterata, prestata per l’occasione allo spettacolo, ha saputo alternare con naturalezza momenti di intrattenimento a spunti culturali e narrativi, arricchendo la serata di contenuti. La vera protagonista, però, è stata la bellezza: ed è attorno a essa che merita soffermarsi con una riflessione.
Un plauso va innanzitutto ai responsabili dell’iniziativa, Cecilia Costagliola e Leo Pugliese, che con le loro realtà – l’associazione Marzo Donna e TgProcida – hanno costituito la forza operativa dell’evento. La prima volta è sempre la più difficile, ed è giusto riconoscere loro un applauso supplementare.
Di grande eleganza e fascino anche la madrina della manifestazione, Carmen Ventrice: già Graziella, danzatrice e insegnante, da sempre simbolo della bellezza isolana. Oggi vive in Puglia, ma ha ricordato quanto sia importante il messaggio di Procida “fuori da Procida”. Esiste infatti una comunità di procidani sparsi nel mondo che non fa mai sentire soli i propri figli lontani dall’isola.
Il mattatore della serata è stata senza dubbio Tjuna Notarbartolo. Con tempi perfetti e pause calibrate, ha alternato verve da presentatrice consumata a incursioni culturali originali e raffinate. I quadri artistici hanno accompagnato le tre sfilate delle concorrenti, che hanno mostrato non solo grazia e bellezza, ma anche vivacità e intelligenza nel dialogo con l’intervistatrice.
Gli abiti proposti da Tiziana Tedisco hanno impreziosito l’evento, in particolare quelli della terza uscita: vere e proprie creazioni artistiche, autentici capolavori. Procida è anche questo: creatività e sensibilità.
Unico neo: la giuria, che ha impiegato troppo tempo a comunicare l’esito delle votazioni, pur con l’aiuto della calcolatrice. Per la prossima volta, meglio più matematici e meno avvocati!
Positiva invece la presenza dell’amministrazione comunale: sindaco e assessore al Turismo hanno dimostrato sintonia con i temi della serata.
È legittimo essere contrari ai concorsi di bellezza. Nella storia abbiamo visto contestazioni di ogni tipo – persino pomodori lanciati alla Prima della Scala – e ogni opinione ha diritto di esistere. Non è però corretto liquidare questi eventi come “ignobili”. Piacciano o meno, i concorsi hanno segnato momenti importanti della storia italiana: dagli anni del boom economico alla crescita della sensibilità artistica. Senza le dive emerse da Miss Italia, probabilmente il neorealismo non avrebbe avuto lo stesso volto.
Non si tratta di forzare un riconoscimento culturale: la bellezza è un valore in sé, che non sempre ha bisogno di spiegazioni. Si può davvero vietare un concorso sulla bellezza? Perché? Negli ultimi decenni la cura del corpo – di ogni genere e identità – è diventata universale. La bellezza è comunicazione, linguaggio, messaggio. Senza scomodare l’Idiota, ne possiamo, addirittura, invocare la sua forza salvifica. Ma, senza arrivare a tanto, liberiamoci, almeno, dall’idiozia benpensante di considerarla un fatto privato, o magari da esibire (solo difesa da un filo interdentale) solo al mare (e naturalmente in strada, in salumeria, in bicicletta etc) e non su un palco.
Siamo per la libertà, sempre. E contro i burka, reali o culturali. La libertà del corpo femminile è innanzitutto libertà di scelta. Non piace la competizione tra donne? Non la si adotti. Ma non si cada nell’ipocrisia: anche tra uomini la competizione è inevitabile, perché la vita porta spesso a confrontarsi con gli altri. La questione, come sempre nella vita, sta nel “come”.
Da anni Procida celebra la bellezza attraverso la figura di Graziella, attorno alla quale si è creato un equivoco. Graziella è la rievocazione di un personaggio letterario, divenuto però un mito collettivo: simbolo di un amore romantico, struggente, spesso deluso o perduto. La sua bellezza non è quella classica delle statue greche, ma quella intrisa di nostalgia, destino e forza dei sensi. È il mito della donna mediterranea che cattura i sensi dell’amore come una sirena.
Questo mito è diverso dalla prorompente bellezza fisica che oggi si impone quotidianamente: una bellezza che può essere contemplata e ammirata in sé, senza bisogno di legami.
Per questo Graziella può trarre giovamento dall’esistenza di Miss Procida. Quest’ultima libera l’equivoco: non è una “nuova Graziella”, ma semplicemente la celebrazione della ragazza più bella dell’isola e sull’isola in quella estate. Graziella resta mito, simbolo e memoria. Miss Procida, invece, potrà avere negli anni un ruolo importante, complementare e distinto.



















