Procida (NA) – Un’isola come luogo d’incontro, ma soprattutto come laboratorio nel quale provare a interpretare le trasformazioni del presente e immaginare nuovi orizzonti per le comunità che si affacciano sullo stesso mare. Procida torna al centro del dialogo euro-mediterraneo con la ventunesima edizione degli Incontri Mediterranei, la manifestazione iniziata lunedì 5 ottobre e in programma fino a domani, giovedì 8 ottobre.
Studiosi, giornalisti, scrittori e protagonisti del dibattito pubblico si confrontano in questi giorni in alcuni degli spazi più rappresentativi dell’isola. Non un convegno chiuso nelle aule riservate agli specialisti, ma un percorso diffuso che attraversa la Cappella della Purità, la Chiesa di Santa Margherita, la Procida Hall e la Casa Municipale. Luoghi diversi, uniti dall’obiettivo di rendere la cultura accessibile e di trasformare il sapere in un bene condiviso, capace di entrare in relazione con il territorio e con chi lo abita.
È questa la caratteristica che, nel corso degli anni, ha definito l’identità degli Incontri Mediterranei: mettere in comunicazione la riflessione internazionale e la dimensione locale, affrontando le grandi questioni politiche, sociali e culturali senza perdere di vista i problemi concreti delle comunità. Procida, per la sua storia e per la sua posizione, rappresenta una sede particolarmente significativa. L’isola non è soltanto lo scenario della manifestazione, ma diventa parte integrante del confronto: un ponte naturale tra sponde, identità ed esperienze differenti.
Ad aprire la ventunesima edizione sono stati il politologo Vittorio Emanuele Parsi ed Emiliano Fittipaldi, direttore del quotidiano Domani. La loro partecipazione ha dato avvio a un programma costruito intorno alle tensioni che attraversano il Mediterraneo e, più in generale, gli equilibri internazionali. Guerre, crisi politiche, disuguaglianze, mobilità umana, sostenibilità e trasformazioni delle città sono alcune delle questioni che fanno da sfondo agli appuntamenti.
La giornata di ieri ha portato la riflessione sul terreno della filosofia. Nella Chiesa di Santa Margherita, il filosofo Roberto Esposito ha dialogato con il poeta Eugenio Mazzarella a partire dal volume Kaos. Un dialogo filosofico su disordine globale e ordini possibili. Il titolo racchiude uno degli interrogativi centrali della manifestazione: come leggere un presente segnato dall’incertezza e quali forme politiche, sociali e culturali possono nascere da una realtà che sembra aver smarrito i suoi tradizionali punti di riferimento.
Gli Incontri entrano oggi nella loro fase centrale con due appuntamenti dedicati alla storia, alla narrazione e al futuro delle città. Alle 15.30, nella Cappella della Purità, è previsto l’intervento dello storico Franco Cardini. La sua presenza arricchisce il percorso con una lettura capace di mettere in relazione il passato e il presente del Mediterraneo, restituendo profondità storica a fenomeni che troppo spesso vengono analizzati soltanto nella loro dimensione immediata.
Il secondo momento della giornata si terrà alle 19, alla Procida Hall, dove lo scrittore Maurizio de Giovanni presenterà la proiezione speciale del docufilm #napoli2500più10, diretto da Carlo Puca e narrato dalla giornalista Rai Giorgia Cardinaletti. L’opera, promossa dall’Associazione Costruttori Edili di Napoli, prende le mosse dalla storia millenaria del capoluogo campano, ma non si limita a celebrarne il passato.
Il racconto guarda soprattutto ai prossimi anni e alle scelte che potranno determinare la qualità della vita urbana. Il riferimento ai 2.500 anni di Napoli diventa così il punto di partenza per interrogarsi sul futuro della città, sulla sua capacità di trasformarsi e sulla necessità di coniugare sviluppo, tutela dell’ambiente e inclusione sociale. La rigenerazione urbana viene presentata non come una semplice operazione edilizia, ma come un processo che coinvolge gli spazi pubblici, i servizi, la mobilità, le relazioni tra le persone e il diritto dei cittadini a vivere in luoghi più sostenibili.
Napoli diventa, in questo modo, il simbolo di una sfida che riguarda molte città mediterranee. Centri urbani antichissimi, caratterizzati da un patrimonio storico e culturale di valore eccezionale, sono oggi chiamati a confrontarsi con cambiamenti climatici, fragilità sociali, crescita disordinata e nuove esigenze abitative. Conservare la memoria senza trasformarla in immobilità e innovare senza cancellare l’identità dei luoghi sono i due poli entro i quali si muove la riflessione proposta dal docufilm.
L’edizione 2026 accende inoltre i riflettori sulla Sicilia, scelta come modello e punto di osservazione per decifrare le principali sfide sociali e politiche del Mediterraneo. La sua posizione geografica, la stratificazione culturale e la complessità delle sue vicende ne fanno un territorio nel quale si incontrano molte delle questioni che riguardano l’intera area: i rapporti tra l’Europa e la sponda meridionale, le migrazioni, le disuguaglianze, le potenzialità dello sviluppo e la tutela di un patrimonio unico.
Guardare alla Sicilia significa quindi allargare lo sguardo a tutto il Mediterraneo, evitando di considerarlo soltanto come una frontiera o come uno spazio di emergenze. La prospettiva degli Incontri è quella di recuperare la sua funzione storica di luogo di connessione. Le isole, in particolare, possono assumere un ruolo decisivo: territori apparentemente periferici che diventano centri di elaborazione culturale, capaci di unire ciò che la politica e i conflitti tendono a separare.
La manifestazione si concluderà domani alle 11.30, nella Casa Municipale, con un tavolo di idee dedicato alla valorizzazione della Biblioteca comunale Don Michele Ambrosino
Tra filosofia, storia, letteratura, giornalismo e progettazione urbana, gli Incontri Mediterranei confermano così la volontà di superare i confini del tradizionale convegno accademico. Procida ospita un’esperienza nella quale le idee escono dagli spazi riservati agli addetti ai lavori per incontrare le persone e misurarsi con i bisogni reali dei territori.
In un Mediterraneo segnato da profonde fratture, l’isola propone l’immagine opposta: quella di una cultura che non costruisce barriere, ma prova a gettare ponti. Un esercizio di confronto che non pretende di offrire soluzioni immediate a problemi complessi, ma riafferma la necessità di creare luoghi nei quali tornare a discutere, ascoltare e progettare insieme il futuro.



















