Sebastiano Cultrera* – Secondo una ricerca Sixt, Procida è la meta più autentica d’Italia. Agostino Riitano, direttore di Procida Capitale italiana della Cultura 2022, ci vede la conferma che l’evento ha preservato l’identità dell’isola, rendendola «più visibile nel mondo». La ricerca però la premia per il motivo opposto: il coinvolgimento sui social è «molto basso» e Procida è «una meta ancora poco conosciuta». Del progetto culturale, poi, non fa cenno.

La verità è più semplice: Procida era capitale prima di diventarlo. La sua originalità nasce dalla storia: la marineria, Terra Murata e, soprattutto, una cattolicità profonda, che sull’isola è insieme fede e cultura. La marineria e lo spirito ecclesiale si respirano dovunque, ancora oggi. Nelle strade e nei portici, nelle tante chiese, nelle confraternite, nella devozione a San Michele. E trova la sua espressione più alta nei Misteri del Venerdì Santo: le scene della Passione costruite per mesi dai giovani e portate in processione da Terra Murata fino al mare. Non è folklore: è il modo in cui 

Procida racconta se stessa da generazioni. Sono le sue identità più forti e vive, e l’evento non le ha opportunamente valorizzate.

Procida 2022 ha avuto meriti reali. Ha evitato il turismo di massa, ha scelto tempi lenti e un programma diffuso, non ha toccato l’anima dell’isola. Ma un’identità protetta non è un’identità amplificata. La ricerca lo certifica proprio sulla riconoscibilità e sui social: a distanza di anni, Procida resta un’isola da scoprire.

Soprattutto è mancato il coinvolgimento: non quello materiale, ma quello culturale. Associazioni e cittadini hanno animato tanti piccoli eventi. Prendiamo però l’inaugurazione: il Moby Dick del Teatro dei Venti, uno spettacolo di livello internazionale, con i bambini procidani che, dopo settimane di prove, in piazza Marina Grande alzavano le mani e ripetevano dei gesti. Qualcuno ha spiegato a loro, e prima ancora alle maestre, che cosa lega il mito di Melville alla storia di un’isola di marinai? Il sospetto è che non sia successo. Eppure la scuola poteva essere il ponte tra il palcoscenico e la comunità. E chi partecipa senza capire non si appropria di nulla.

Procida 2022 è stato un buon evento, ma non un evento compiuto: ha rispettato l’identità dell’isola senza farne un volano di sviluppo. Procida non aveva bisogno di diventare capitale: lo era già. Bisogna ripartire dai procidani, i veri depositari di quell’identità. Anche i grandi eventi possono servire, purché partano da lì. E da un’autenticità che non sia un prodotto da consumare, ma un patrimonio aperto a chiunque voglia scavare nei suoi valori.

*Direttore Editoriale

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